
SANDAKAN
Sandakan
Dopo il nostro arrivo all’aeroporto di Sandakan chiamiamo un taxi, che in pochi minuti raggiunge la nostra destinazione: il Sabah Hotel, che ci ha offerto una base confortevole per esplorare la città.
Ad accoglierci c’è l’onnipresente l’umidità, che da queste parti raggiunge livelli altissimi. Una volta in camera, chiudiamo gli occhi quasi all’istante, merito dei due scali, dell’infinità di ore di viaggio e del conseguente sonno arretrato.

Il giorno seguente ci svegliamo carichi di energie, consapevoli che la nostra vacanza sarebbe iniziata proprio da quel giorno.
La colazione è il primo atto: di tipo internazionale, piena di leccornie, frutta esotica, con marmellate a base di cocco e burro di arachidi; addio dieta! Questo calorico benvenuto ci prepara all'avventura ed alla visita della città, che abbiamo compiuto in mattinata.
Sandakan - La storia

Nata come un piccolo avamposto commerciale nel sultanato di Sulu, Sandakan conobbe un periodo di grande splendore sotto il dominio britannico. La città divenne presto un importante porto commerciale, la cui attività economica più importante era l’esportazione di legname.
La Seconda Guerra Mondiale segnò una temporanea interruzione di questo sfruttamento, che tornò ad intensificarsi nel dopoguerra. In pochi decenni si arrivò al declino del settore del legname e all’ascesa delle coltivazioni della palma da olio, che occupano una grandissima porzione del Borneo e causano spesso gravi problemi di erosione del suolo e di inquinamento.

Oggi Sandakan cerca di reinventarsi, puntando sul turismo sostenibile e sul ripristino dell’habitat naturale di un tempo, grazie alle molte associazioni ambientaliste presenti sul territorio.
Sandakan - Cosa vedere
Dopo la Seconda guerra mondiale la città venne ricostruita in modo caotico, e dove un tempo sorgeva la vibrante città coloniale, oggi si estende un degradante labirinto di edifici di cemento. Per questo motivo non c’è molto da vedere; quasi tutte le attrazioni, incluso il Sandakan Memorial Park, si possono ammirare senza dover mettere piede nel centro città.
Il primo luogo che abbiamo visto è stata la casa di Agnes Keith, una scrittrice americana che ha vissuto a Sandakan per molti anni. La sua casa, ora un museo, ci ha permesso di immergerci nell'atmosfera di inizio Novecento e di conoscere meglio la storia coloniale di questa città.
Il suo capolavoro “Land below the wind” (1939) è una coinvolgente memoria che trasporta i lettori nel mondo del Borneo settentrionale degli anni '30. È un racconto della sua vita in questa terra esotica, ricco di descrizioni vivide della lussureggiante foresta pluviale, delle diverse culture e delle sfide della vita coloniale.


Partendo dalla casa museo, abbiamo quindi sceso i 100 gradini per raggiungere il memoriale della Seconda Guerra Mondiale. Qui abbiamo appreso gli orrori della marcia della morte, un evento tragico che ha segnato profondamente la storia di Sandakan. Migliaia di prigionieri di guerra alleati furono costretti a marciare per chilometri, in condizioni disumane, verso un campo di prigionia nell’entroterra.


Dal memoriale siamo infine ritornati sulla collina ed abbiamo raggiunto il cimitero di guerra, dove i soldati delle varie nazioni che parteciparono al conflitto mondiale riposano in pace, all’ombra della foresta pluviale.


Mentre aspettavamo la nostra guida, abbiamo deciso di immergerci nell'atmosfera locale e abbiamo pranzato ad una piccola bancarella, assaporando un autentico nasi goreng. Il mix di spezie e l'uovo strapazzato lo hanno reso irresistibile. E poi, spinti dalla curiosità, abbiamo assaggiato il durian, che ci ha messo alla prova con il suo sapore intenso e particolare.
Voto 10 al nostro coraggio!
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